Sacrificio

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11 giugno 2017 di La Disfunzionale

Sono sul treno che mi riporta nel posto che non posso ancora chiamare casa. Lì ci vado solo per lavorare e per cercare di creare una vita migliore di quella che avevo a casa. Quella vera. 

Sono stata una settimana da sola. Solo io, la gatta, il pappagallo di mio padre, i suoi canarini, il giardino, l’orto. Per una settimana praticamente ho diviso equamente il mio tempo tra annaffiare i pomodori che poi mio padre chi lo sente, curare gli animali e andare a spiaggia. Sarò uscita due volte la sera. Sapevano tutti che ero a casa, che ero sola, che avevo da fare, ma vi assicuro che non ho visto nessuno bussare alla mia porta per il puro piacere di salutarmi dopo tanto tempo. Io non mi sono mossa da quelle tre quattro cose/persone/animali che rientrassero in una ragionevole distanza raggiungibile in scooter. Non ho sacrificato il sonno per nessuno che non fosse un pennuto o un animale di altro genere. Sono andata a spiaggia tutti i sacrosanti giorni quando cazzo ne ho avuto voglia e no, non ho rinunciato alla spiaggia nemmeno per mia sorella, che voleva risolvere in un unico giro al centro commerciale l’incombenza di passare del tempo con suo figlio, sua madre e me. Sto chiusa in un centro commerciale tutti i sacrosanti giorni da più di un anno. NO. 

Mi alzavo, facevo quello che dovevo fare in casa e andavo a spiaggia. Rientravo, facevo quello che dovevo fare e poi stavo lì, con la mia gatta che non mi ha mollato un secondo per otto giorni. Alla fine eravamo sempre io e lei, lei ed io. E stavo bene così. Per vedermi bastava raggiungermi, e non chiedermi di uscire di casa alle 23:30 passate come ha fatto ieri sera, perché in otto giorni non ne ha trovato uno per venire a stare un po’ con me, ergo DOVEVO andare io da lei. Alle 21:30 ero già brasata sul divano, cotta dal sole ma felice, coi miei genitori rientrati dalle loro vacanze la sera prima e che volevano stare con me che poi dovevo ripartire. O meglio: avrebbero voluto, ma si sono addormentati pure loro.
Questa vacanza qui me la sono goduta proprio perché ero da sola e non dovevo fare altro oltre quello che mi andava di fare. Non lo so, mi è un po’ passata la voglia di andare in contro a tutti, come se mi fossi messa da parte per troppo tempo. 

Ora che devo tornare alla routine, cerco di non guardare il mare dal finestrino perché ho voglia di scendere, tornare indietro con un altro treno e passare qui un altro mese almeno. Anche se qui non ho più nulla a parte la mia famiglia e il mare, anche se mi manca il mio compagno, anche se una sera ho passato un ora su Skype con chi non è riuscito a state nemmeno due giorni senza potermi raccontare due cavolate guardandomi in faccia. 

Lo so che è solo nostalgia, però cazzo….

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