Ah ah

Ultimamente mi rendo conto di essere una palla al piede. Per me stessa. 

Mi alzo la mattina e per qualche secondo sono convinta di essere ancora a casa mia. Sento addirittura l’odore del mare. Poi mi giungono i bestemmioni in dialetto lombardo dalla finestra che da sul vicolo, dove si ritrovano i pensionati della zona, è torno a spalle basse alla realtà. 

Ho poca voglia di lavorare perché l’ambiente è diventato insopportabile. Io che ci tenevo tanto ad andare daccordo con tutti, ho mandato a fanculo la metà dei colleghi solo nell’ultimo mese. Non ho voglia di essere gentile. Non ho pazienza ne voglia di farmi prendere in giro facendo finta di non essere permalosa. SONO PERMALOSA. 

Ho avuto il mio compagno a casa in ferie per una intera settimana e non ne sono stata felice. Mi dava fastidio. Mi sballava gli orari. Lui era sveglio e annoiato, io stanca e scazzata.

L’unica amica che posso chiamare per fare qualcosa, senza un preavviso di una settimana, è in calore, quindi non ha tempo per me, perché fa la babysitter, porta in piscina i figli degli altri, o accompagna a fare le commissioni le future mamme. Ancora non ho capito se è scema o se proprio non si rende conto di quanto la sfruttino per questo suo momento di desiderio ossessivo di maternità. Quindi io sono per lo più sempre da sola. Solo che prima di trasferirmi qui, la solitudine non mi era mai pesata. Stavo troppo bene con me stessa e le mie cose da fare. Qui no. Qui quando sono sola, lo sono davvero. 

E mi guardo alla specchio e un po’ non mi riconosco più. Ho paura del mio carattere, perché se tornassi ad essere la misantropa di una volta non saprei più trovare pace. Vivere qui mi ha standardizzata ed è la cosa che più mi fa girare i coglioni. Poi pianto su delle menate per faccende che non mi avrebbero toccato nemmeno quando ero al liceo, mi chiedo quando cazzo ho intenzione di crescere pure io e mentalmente mi rispondo “MAI”

Annunci

Volemuse bene

Non so perché non c’ho pensato ieri, cribbio. Era la Festa Internazionale del Bacio e non ho avuto nulla da dire. L’ho lasciato iniziare e finire così, con un stupido post su Facebook, pieno più di pigrizia che d’altro, e basta. 

In verità sul bacio ne avrei talmente tanto da dire da riempirci tre protocolli, come a scuola, io che sono stata la tardona delle tardone in tutto è che sul sesso non ho mai fantasticato più di tanto. Il bacio per me fa la differenza tra un bel momento intimo potenzialmente indimenticabile e l’attacco di un boa immerso nella bava che cerca di soffocarti. Così, tanto per essere soft.
Avevo 15 anni la prima volta e lui ovviamente era un 18enne già bello che navigato. Gli piacevo senza capire perché. Tremavo come una foglia. Ha pazientato una mezz’ora buona prima che mi venisse il coraggio di porgergli la bocca. È stato un tesoro, ha atteso pur sapendo che tanto sarebbe cmq successo e che quella fredda sera di novembre, in quel momento, saremmo stati solo lui ed io. Ed il lampione malconcio.

Un bacio sotto un lampione possiamo flaggarlo tutti, credo. 

Sono poi rimasta anni senza avvicinarmi così tanto a nessuno, proprio perché il bacio è quel qualcosa che se lo vuoi da me te lo devi guadagnare.

Ho avuto una serie di baci dati solo per passione, di quella che ti scollega il cervello. Belli. Sono baci bellissimi, ma fini a se stessi. Poi ne ho avuti alcuni inaspettati ed altri inevitabili. E sugli inevitabili io ci farei un film. Due persone che si conoscono e si piacciono. Non sanno nemmeno perché, ma sono attirati l’uno verso l’altro, tanto da rendere vani i tentativi di ignorarsi. L’Universo, si sa, fa in modo che le cose accadano se devono accadere. Lo dice pure Murphy. Due persone che cercano di passare del tempo assieme facendo finta di nulla, nella più totale e inspiegabile intimità che si crea così, dal semplice andare in bagno con la porta aperta. E ci ridono e ci scherzano sopra per esorcizzare la cosa, sperando che togliendole importanza diminuisca anche la potenza. Ma niente. Alla fine arriva il giorno che le calamite non stanno più lontane. Non c’è forza opposta che tenga. Alla fine i due si arrendono ed è bellissimo. Arrendersi al bacio che forse era meglio non darsi ma che sarebbe stato un peccato perdersi. Sono momenti, alla fine, che vanno vissuti per quello che sono e basta. E dobbiamo forse tutti capire che, al mondo, esiste per ognuno di noi una persona che ci attrarrà sempre per motivi che non possiamo capire, ne controllare. Nulla che ci porterà a prendere una casa in affitto insieme, poi a fare il mutuo, il matrimonio e i figli, no. Solo un momento da Ricordare, stupendo, di due persone che si sono desiderate tanto da non riuscire a stare lontane neanche volendo.
Poi c’è stato ancora un bacio, quello che considero forse uno dei baci più dolci e significativi della mia vita, dato in macchina, una vecchia Renault scarcassata, parcheggiata sotto casa. Mi ricordo in totale preoccupazione, perché ero già grande, e avrei dovuto avere più esperienza e consapevolezza in quello che stava accadendo, invece non sapevo cosa fare. Non tanto in quel momento preciso, ma dopo. 

L’ho guardato chissà con che occhi e gli ho chiesto: “E adesso?” – come i bimbi quando rompono qualcosa e non capiscono perché. Lui, senza manco pensarci più di tanto, mi ha preso il viso tra le mani e mi ha risposto nella maniera più semplice del mondo: “E adesso vogliamoci bene”. 

E niente, deve avermi convinto, perché andiamo avanti a volerci bene da allora….

Sacrificio

Sono sul treno che mi riporta nel posto che non posso ancora chiamare casa. Lì ci vado solo per lavorare e per cercare di creare una vita migliore di quella che avevo a casa. Quella vera. 

Sono stata una settimana da sola. Solo io, la gatta, il pappagallo di mio padre, i suoi canarini, il giardino, l’orto. Per una settimana praticamente ho diviso equamente il mio tempo tra annaffiare i pomodori che poi mio padre chi lo sente, curare gli animali e andare a spiaggia. Sarò uscita due volte la sera. Sapevano tutti che ero a casa, che ero sola, che avevo da fare, ma vi assicuro che non ho visto nessuno bussare alla mia porta per il puro piacere di salutarmi dopo tanto tempo. Io non mi sono mossa da quelle tre quattro cose/persone/animali che rientrassero in una ragionevole distanza raggiungibile in scooter. Non ho sacrificato il sonno per nessuno che non fosse un pennuto o un animale di altro genere. Sono andata a spiaggia tutti i sacrosanti giorni quando cazzo ne ho avuto voglia e no, non ho rinunciato alla spiaggia nemmeno per mia sorella, che voleva risolvere in un unico giro al centro commerciale l’incombenza di passare del tempo con suo figlio, sua madre e me. Sto chiusa in un centro commerciale tutti i sacrosanti giorni da più di un anno. NO. 

Mi alzavo, facevo quello che dovevo fare in casa e andavo a spiaggia. Rientravo, facevo quello che dovevo fare e poi stavo lì, con la mia gatta che non mi ha mollato un secondo per otto giorni. Alla fine eravamo sempre io e lei, lei ed io. E stavo bene così. Per vedermi bastava raggiungermi, e non chiedermi di uscire di casa alle 23:30 passate come ha fatto ieri sera, perché in otto giorni non ne ha trovato uno per venire a stare un po’ con me, ergo DOVEVO andare io da lei. Alle 21:30 ero già brasata sul divano, cotta dal sole ma felice, coi miei genitori rientrati dalle loro vacanze la sera prima e che volevano stare con me che poi dovevo ripartire. O meglio: avrebbero voluto, ma si sono addormentati pure loro.
Questa vacanza qui me la sono goduta proprio perché ero da sola e non dovevo fare altro oltre quello che mi andava di fare. Non lo so, mi è un po’ passata la voglia di andare in contro a tutti, come se mi fossi messa da parte per troppo tempo. 

Ora che devo tornare alla routine, cerco di non guardare il mare dal finestrino perché ho voglia di scendere, tornare indietro con un altro treno e passare qui un altro mese almeno. Anche se qui non ho più nulla a parte la mia famiglia e il mare, anche se mi manca il mio compagno, anche se una sera ho passato un ora su Skype con chi non è riuscito a state nemmeno due giorni senza potermi raccontare due cavolate guardandomi in faccia. 

Lo so che è solo nostalgia, però cazzo….

Stress non amour

Alla fine mi sono dovuta decidere perché ecco, sì, io ogni tanto me lo scordo che ho superato i trenta e ci sono cose che devo fare per il mio benessere. Tipo farmi vedere da un ginecologo. 

Ecco, ancora non avevo iniziato la ricerca dello speleologo della vagina qui, troppe altre cose a cui pensare, però il mio corpo mi ha detto “oh, va che magari è il caso, non è che ti puoi fare tutti i mesi due cicli di salasso e dare sempre la colpa allo stress”. Eh. No. Non posso. Così mi sono armata di whatsapp e ho cominciato a chiedere a quelle quattro persone in croce che conosco qui, da quale illustre luminare da poter pagare in oro potessi andare a farmi controllare. IL NULLA. 

Non una, dico UNA, ma UNA donna di età compresa tra i 25 e i 35 anni che sapesse dell’esistenza di un ginecologo entro un raggio di 10km da loco buio e desolato dove viviamo. 

1) “Il mio è a Fanculo (80km), ma riceve anche a Sticazzi (60km)”.

2) ” No ma io vado a Putenberger (40km), ma tanto non ci vado quasi mai”.
Finché mi rompo le palle delle manie esterofile che hanno le donne di qui e cerco su internet. E una ginecologa la trovo. A 10 minuti di macchina. Cristo. ESISTE, C’È. Perché dovete andare tutte oltre frontiera per farvi fare un controllo si routine? Al che il primo pensiero è stato non sarà brava. 

No. NESSUNO SAPEVA DELLA SUA ESISTENZA. 

E lei è lì, comoda. E voi vi fate un ora e mezza di viaggio poi 150€ di parcella PERCHÉ? La domanda è retorica, eh.

Però questa al telefono non risponde. Mai. Tre giorni a chiamarla, ma niente. Al che l’amica di una amica di una collega del mio moroso mi da l’alternativa, pure quella vicina, pure quella ignota ai più. Bah.

Chiamo e ha tutto pieno per le prossime tre settimane. Non una, due, TRE. Allora non è così ignota….tento di fare un po’ pena al telefono col segretario (UOMO) per farmi ritagliare un angolino di visibilità magari prima di Pasqua, che sai come, magari sto morendo dissanguata e non lo so. Ma niente. Prendo l’appuntamento TRA UN MESE e somatizzo. Cazzo devo fare. 

Il giorno dopo mi manda un SMS (UN.SMS) l’ignota dottoressa vicina vicina. Si scusa della irreperibilità e mi chiede “ti può andare bene dopodomani?” 

 E dopodomani era oggi. Ed io ero lì in anticipo. E lei era in ritardo. Come nella migliore tradizione dei medici ginecologi. Non importa che siano vagina muniti, glielo insegnano proprio alla facoltà di medicina e chirurgia, “tardare, tardate sempre almeno 10 minuti, così vi smaltite quelle che non sono urgenti che se ne vanno per sfinimento”. 

Trovo però una ragazza della mia età, forse poco più, molto gentile. Le faccio la mia rapida anamnesi e finita quella mi fa la domanda. Quella. HAI FATTO IL TEST? 

No.

MA NEMMENO PER SICUREZZA?

No no. 

Tieni il bicchiere, vai in bagno, lo facciamo adesso”.

 Mi piace la certezza matematica che permane tra due donne, quando si chiede di fare la pipì senza preoccuparsi se scappa o meno. Appurato che il mio NO era una certezza altrettanto matematica, inizia la visita. Solita, odiosa, fastidiosa visita. Cerco di guardare lo schermo della eco, ma non riesco nemmeno a capire dove lei veda le ovaie. Però ha detto che ci sono. Stanche, ma ci sono. Quindi tutto a posto, fondamentalmente mi dissanguo da un mese solare per lo stress e le ovaie stanche. E okkey. Passi avanti.

Mi prescrive una pillola e speriamo insieme che non faccia la fine delle altre tentate in passato. Ma quando le chiedo cosa fare con questa confusa ciclicità del tutto, su come cosa dove calcolare, visto che non ci sto capendo niente, se secondo lei posso considerare questa cosa, magari non normale, ma casuale lei, che non lo sa, perché NON PUÒ SAPERLO, mi guarda e mi dice che sì, in effetti il mio ciclo è DISFUNZIONALE. 

Al che nel mio cervello parte la sigla di Demo Morselli, la scimmietta suona i piatti ed io quasi le scoppio a ridere in faccia. 

Se non è coerenza la mia….eh? 

(Ora devo ricordarmi di disdire l’appuntamento preso con l’altra, uhmmmmmm…….)

Provare

Proviamo a fare come dicono tutti: pensare positivo.

Partiamo dalla prima cosa bella dopo anni: il lavoro. Il mio. Indeterminato. Per una come me è un traguardo. E tralasciamo il suo che va a rinnovi interinali da due anni. Pensiamo ai problemi di salute prima miei, risolti, e poi suoi, risolti pure quelli. 

Diciamo che stavamo per comprare casa, che stava andando tutto bene, che pure il mutuo andava bene, ma a dieci giorni dal rogito i venditori han detto “no, abbiamo deciso ADESSO che la casa ce la teniamo”. Legittimo. Abbiamo solo perso un progetto di vita e rischiato di rimanere a vivere per strada, ma può succedere. Si vede che non doveva essere quella casa.

Poi vabbe’, la macchina nuova incidentata, entrambe le tredicesime per sistemarla, perché è nuova ed è un peccato. Ecco. Se non fosse che poi te la ritrovi strusciata e col paraurti rotto, parcheggiata sotto casa, come sempre al solito posto. 

Un male incurabile che torna all’attacco. C’è chi sta peggio. Chi fa La chemio, chi viene aperto e che richiuso. Alla fine pure i padri devono morire di qualcosa. Bisogna farsene una ragione.

Io ero felice per un sacco di ragioni che ora non ricordo nemmeno più. Sembra quasi che essere felici sia per pochi eletti, quindi cambio tavolo e mi siedo molto positivamente a quello dove giochi per la tranquillità, per le notti che riesci a dormire senza spalancare gli occhi ogni ora, per le giornate che iniziano sterili e finiscono uguale, per tornare la sera a casa stanca ma con la consapevolezza che non ho perso soldi, o rotto cose, o litigato con tizio, o che il telefono non suonerà per scaricarmi addosso i problemi di qualcun’altro. Anche se quel qualcuno è la mia famiglia.

Perché da sola non ce la faccio, ma non ce la facciamo nemmeno in due. 

Tipo quelli che

E lo so che sono una persona di merda. Lo so. Ultimamente più del solito. Lo so che in questo paese ci vivo e per quanto faccia profondamente cacare è giusto che dica la mia. Lo so. Lo so che votare è un diritto ed un dovere, ma vi dico anche cos’altro dovrebbe esserlo:

1_ votare per una cosa tanto importante come lo scombussolamento totale (o presunto tale) del sistema che ci tira avanti la baracca, dovrebbe essere permesso a chiunque, dovunque e nell’arco di almeno delle 24 ore.

2_ per chi vive in un posto ma è residente in un’altro, dovrebbero esserci agevolazioni o rimborsi di viaggio.

3_ i datori di lavoro (vorrei specificare un settore, ma vedo che qui pure i più sindacalisti fanno orecchie da mercante) dovrebbero garantire ai lavoratori fuori sede la tranquillità di potersi assentare per tornare al proprio comune, votare e tornare indietro senza dover chiedere permessi, riposi, rol mica rol o marcare malattia perché tanto di domenica il controllo della mutua chi cazzo te lo manda. 

INVECE

1_ agli italiani all’estero mandano tutto a casa, così possono votare.

2_ ai disabili, ai ricoverati e a tutti quei poveri cristi che stanno messi peggio di noialtri, quasi va il presidente del seggio direttamente al capezzale a porgergli scheda e matitina, indicando “qui” o “qui”.

3_ ecco…..al punto 3 ci siamo il mio compagno ed io. Al punto 3 ci siamo noi e tutti quelli che lavorano nella regione A ma hanno ancora la residenza nella regione B, e la distanza tra A e B è qualcosa come più di 600km a/r più almeno un centone tra benzina e autostrada. No. L’aereo non è un’opzione possibile. Il treno sì, suvvia, alla fine sarebbero solo 5h e mezza all’andata e altre 5h e mezza al ritorno. La giornata è di 24h, se calcoliamo i ritardi di Trenitalia, le coincidenze che puoi perdere e altre mirabolanti avventure da pendolari, diciamo che si può riuscire a votare. Alla modica cifra di circa una sessantina di euro. Concedendosi l’Intercity eh!

Poi vabbe’, diciamo pure che, dopo quattro traslochi, non ho ancora capito in quale scatolone possa essere la mia tessera elettorale. E che mandare via mail a mia madre la delega e la fotocopia dei documenti da stampare (mioddio la stampante!!!) per andare dai carabinieri a fare denuncia di smarrimento e poi richiesta della nuova tessera, sarebbe stato possibile, ma solo se avessi iniziato a spiegarle la dinamica sei mesi fa. 

Diciamo pure che oggi il mio compagno (operaio) ha lavorato tutto il giorno ed io pure (in un centro commerciale).

Diciamo pure che oggi ho pagato una bolletta dell’Enel da 100€ che è arrivata quattro giorni dopo la scadenza del pagamento e che magari quei soldi potevo usarli per il viaggio direzione seggio.

Diciamole pure tutte. La verità è che esercitare un mio diritto, questa volta, ne avrebbe violati altri. E che sarebbe costato troppo. Un sacrificio che non ho fatto, in virtù anche del fatto che continuano a prenderci per il culo mandandoci alle urne, come se davvero la nostra opinione valesse qualcosa.